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Storia

Luern, il re che donava senza contare

«Luern» prende il nome da Louernios (talvolta trascritto Luernios), re leggendario del popolo arverno nel II secolo a.C., padre di Bituito. Il suo nome significherebbe «la volpe» in gallico.

Lo storico greco Posidonio, il cui racconto ci è giunto tramite Ateneo nei suoi Deipnosofisti, racconta come Louernios cercasse di conquistare il favore del suo popolo con una generosità fuori dal comune: percorreva le sue terre in carro, spargendo oro e argento tra la folla di Celti che lo seguiva. Fece anche recintare un vasto recinto quadrato di dodici stadi di lato, dove fece allestire torchi pieni di liquori preziosi e fece preparare una tale quantità di cibo che, per diversi giorni, chiunque lo desiderasse poteva venire a servirsi liberamente.

Si racconta persino che un poeta, arrivato troppo tardi a uno di questi banchetti, compose un canto in cui deplorava il proprio ritardo. Commosso, Louernios gli lanciò una borsa d'oro dal suo carro — e il poeta intonò subito un nuovo canto, proclamando che perfino le orme di Louernios sulla terra diffondevano il bene intorno a lui.

È questa idea di una ricchezza che ha senso solo se condivisa, raccontata, tramandata, ad aver dato il nome a Luern: una biblioteca fatta per essere riempita, e poi mostrata.

Vate, la parola che indovina e consiglia

Presso i popoli celtici, gli autori greci e romani (Strabone, Diodoro Siculo, Posidonio) distinguevano tre classi di sapienti: i druidi, custodi della giustizia, della religione e della filosofia morale; i bardi, poeti e cantori, custodi della memoria orale; e i vati — in gallico ouateis — indovini e interpreti dei segni, studiosi della natura, a cui si attribuiva una parola ispirata. La parola sopravvive oggi nell'irlandese fáith («profeta, veggente») e nel gallese ofydd.

È a questa figura del vate — colui che legge i segni, interpreta, consiglia e ispira — che Luern deve il nome del suo assistente: Vate legge la tua biblioteca, vi individua degli schemi e ti suggerisce cosa leggere dopo.